SILENZIO

25 de agosto de 2013 por keyimaguirejunior

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     O “Silêncio” é um conto.

Um conto muito longo, que contém duas narrativas diferentes: uma lenda e uma crônica.

A lenda é aquela que, há uns cinqüenta anos, era conhecida de todos os habitantes do interior da Ligúria (Norte da Itália), o alto do Vale Bormida, dominado pelo maciço montanhoso do Camulera. É uma saga antiga, de raízes céltico-ocitânicas, contendo contribuições diversas. “Silêncio” é o personagem principal, uma espécie de entidade arcana que pode dar início e fim aos acontecimentos. Mais forte do que ele, apenas o destino, o que “deve ser”. Sendo uma lenda muito longa e complexa, eram necessárias muitas horas de narrativa, subdivididas em muitos dias, alongando-se por meses – no caso, um ano.

(Talvez devêssemos pensá-lo no contexto climático dos invernos do hemisfério norte, com suas longas noites.)

Por outro lado, a crônica é a de um ano de vida de um menino de cinco anos em Murialdo. Precisando, é a década de cinqüenta, iniciando em novembro de 1955 e se estendendo pelo seguinte. É um ano especial para a localidade e, portanto, especial para o menino que vive ali.  São contadas as quatro estações: um inverno e uma primavera muito longos; um outono e um verão um pouco mais curtos. O inverno, que começa com a neve de novembro, é a estação na qual Pietro, o protagonista, vive na plenitude da idade fantástica, mergulhado nos silêncios do inverno e o desenrolar da lenda que seu pai conta todas as noites. Mas a primavera nos mostra o menino que, com a chegada dos estímulos da estação amena, começa a indagar o mundo, a descobrir coisas novas. Depois vem o verão da aventura, da admiração; o verão das maravilhas de um mundo que começa a mudar, a se tornar mais moderno. E por fim, encontramos o menino aprendendo a separar a lenda da realidade, a reservar para si mesmo e para sua vontade, os momentos de fantasia. Depois de um ano, Pietro cresceu e mudou, mas sem perder nada do que era um ano antes. É mais rico espiritualmente, e é sempre um menino feliz: crescer, para ele, foi bom.

Crônica e lenda se desenrolam paralelamente em capítulos breves, um para cada dia do ano, mostrando aspectos da vida cotidiana em uma pequena cidade do interior lígure nos anos cinqüenta.

Por fim a lenda se encerra, os personagens se retiram até desaparecer completamente; a crônica, no entanto, permanece aberta: o que foi contado foi apenas o início de uma vida.

(Pier Paolo Olivieri)

Falcoragranti, dorate le mele cotte sono uno dei sapori dell’inverno, e uno degli aromi più squisiti, più sottili, più insinuanti che animano le sere nella grande cucina. Le mele cotte, con sopra lo zucchero caramellato, e quella loro crosticina sottile, dolce, invitante… e poi c’è la gelatina dolce sul fondo del tegame… ma chi mai non ama le mele cotte che escono dal fornetto della stufa, grinzose, scure, sublimi?

Si mettono su un piattino e si mangiano lentamente con un cucchiaino…

– E’ la seconda che mangi?

– … la prima era piccola…

– Questa invece è bella grossa… Lo sai che allo Schiacciapidocchi non piacevano le mele cotte, una volta?

– No… perché non gli piacevano?

– Non gli piacevano… come a te non piacciono le castagne bollite! Poi quando si è sposato con Rosaspina ha imparato a mangiarle…

– Come ha fatto a sposare Rosaspina?

– Uh! È una storia lunga… quando le Masche gli hanno detto che doveva dichiararle il suo amore, allora lui è partito subito verso Zionia, tutto agghindato a festa, con la brillantina nei capelli, una bella cravatta bianca al collo, gli stivali lucidi, e si è presentato davanti alla casa di Rosaspina. Il fratello di Rosaspina, quando lo ha visto arrivare, è scappato in casa anche lui… ti ricordi,  il fratello di Rosaspina, vero?

– Si… stava davanti alla porta col randello per bastonare le Masche se tornavano…

– Esatto… Beh, anche lui quando ha visto arrivare lo Schiacciapipdocchi, che era il doppio di lui, si è impressionato…

– Quanti metri era… è lo Schiacciapidocchi?

– Almeno tre metri… e ha le spalle larghe come quelle del bue di Secondo..

Pietro ripensa al bue di Secondo, un bue maremmano enorme, docile come un agnello. Una volta papà lo ha seduto sul collo di quel bue, e gli ha fatto fare un bel pezzo di strada. Era un po’ come sentirsi un re, in groppa a quella meraviglia della natura….

– … e quindi metteva un po’ paura, anche se era vestito elegante come un cristiano di domenica. Rosaspina era in casa che cuciva il solito vestito per la regina, e vide arrivare il fratello affannato…

”Cosa c’è, perché sei così agitato?”

“…fuori c’è lo Schiacciapidocchi, vestito a festa!”

“…lo Schiacciapidocchi qui, a Zionia?”

“Lui in persona!”

“Ma tu sei ubriaco! Hai bevuto in cantina…”

“Neanche un goccio! E se non ci credi, affacciati…

Rosaspina si affacciò e rimase stupita vedendo proprio davanti alla finestra il bel faccione dello Schiacciapidocchi. Sai, era tanto alto che con la testa arrivava al primo piano… Però non si scoraggiò, tutto sommato era un gran bell’uomo, e le stava sorridendo…

“Cosa vuoi da me?”

“Voglio sposarti, Rosaspina!”

“Vuoi sposarmi? E perché?”

“Perché ti amo…”

“E io come faccio a crederti? Devi portarmi una prova…”

“Posso portarti tutto quello che desideri, non hai che da chiedermelo….”

“Allora portami… quella cosa rotonda, che all’inizio del mese è bianca, e tutta intera, e alla fine del mese diventa gialla e sempre più sottile fino a che scompare… Ne sei capace?” e detto questo chiuse la finestra, facendogli un bel sorriso e mandandogli un grande bacio sulla punta delle dita. Schiacciapidocchi rimase lì, duro come un tronco di castagno secco, e le Masche dovettero portarlo via di peso… Sei pieno di caramello fin sotto gli occhi, a forza di leccare il piattino… che ne diresti di una bella lavata di faccia?”

– Poi però mi continui la storia…

– Guarda un po’ che ora è… non ti sembra un po’ tardi, per continuare?

– Zia Colina ha detto che il pendolo è avanti…

– Zia Colina è più matta di te! Il mio pendolo è in perfetto orario, invece il suo cervello è in ritardo…

– Domani ce lo dico…

– Prima di tutto si dice “glielo” dico, e poi se ti provi a fare la spia… ti metto un canguro nel letto!

Pietro ride. Quando papà ha finito di metterlo a letto, lo osserva con faccetta seria…

– Zia Nicolina dice anche che devi smettere di fumare, che fa male…

– Sono vecchio, il fumo non mi fa più male…

– Non è vero che sei vecchio…

– Ah, si? E allora sono giovane…

– Si… sei giovane come la mamma…

Papà ride. Resta ancora qualche attimo a guardare le palpebre di Pietro che si stanno chiudendo, poi se ne va in camera sua. Stanotte il cielo è sereno, c’è una bella luna. Il paesaggio di neve sotto la luna è una cartolina. Manca meno di un mese a Natale….

OBSERVAÇÃO: ESTAMOS PROCURANDO UM EDITOR PARA A EDIÇÃO BRASILEIRA.

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